Rane di Zola Predosa

Commento di lunedì 1 febbraio: Un Sindaco Coraggioso

C'è chi prende il concetto di rinnovamento in modo serio nel 2004 Ds di allora proposero Giancarlo Borsari come sindaco di Zola Predosa. Un volto nuovo per rinnovare la politica. Il neo eletto alla cittadina predemontana prese sul serio il suo lavoro e si buttò con passione all'amministrazione della cosa pubblica, a cominciare dalla dura polemica sostenuta con i vertici della Fini Compressori per la difesa di posti di lavoro messi a rischio in zona. Un'altra grossa grana da sbrogliare fu di carattere ambientale: la cementificazione del territorio apparecchiata dalla giunta precedente che aveva incontrato l'opposizione delle maggiori organizzazioni ambientaliste della zona. Borsari, invece di navigare in acque tranquille e voltarsi dall'altra parte, volle vederci chiaro. Prese i tempi necessari per studiare il problema ed alla fine mise uno stop alla speculazione che accomunava giri buono della politica ed economici della città. Racconta il Carlino: " Villette, la resa dei conti Zola, costruzioni in collina: scontro tra il sindaco e il suo partito. "...Una variante urbanistica su cui si erano concentrate le critiche dell'associazione Zeula, un comitato di cittadini che ha raccolto più di 1500 firme contro l 'edificazione di case che dal numero iniziale di 60 era stato sceso a 48 appartamenti . Su questa posizione poi si erano affiancati anche il Wwf e Legambiente rappresentata da Claudio Corticelli che a inizio settiman a ha ribadito la contrarietà alla `variante Belvedere' nella veste di nuovo referente dell 'Italia dei valori di Zola. «La mia maggioranza mi ha lasciato solo a portare avanti un'operazione urbanistica che alla luce della nuova situazione non è più sostenibile», ha spiegato Borsari che ha reso pubblici una serie di documenti che fanno risalire al suo predecessore, Giacomo Venturi, la paternità dell 'operazione."

Coraggio pagato a caro prezzo con le elezioni successive dove il Pd decide di non ricandidare Borsari per riprendere a tessere vecchie trame lasciate a metà. Borsari si appella alla democrazia e chiede la controprova delle primarie. La risposta del partito è secca: niente consultazioni popolari, decidiamo noi. Evidentemente il sindaco uscente gode di troppi consensi nell'elettorato di centosinistra per rischiare una consultazione che potrebbe mettere a rischio la speculazione edilizia. Questo mentre a livello nazionale il loft veltroniano replicava sdegnato alle accuse sulla questione morale.

Borsari non molla e si organizza in una lista civica assolutamente concorrenziale alle imminenti elezioni amministrative.

Allora il Pd ci ripensa e vara le primarie (ma senza Borsari) e trova una miriade di candidati di faciata per un unico nome su cui veramente puntare.

Poi comincia l'opera di demolizione del nuovo nemico da battere e criminalizzare. Donini, coordinatore dell'esecutivo provinciale dice al Resto del Carlino: "Borsari non sa fare squadra e adesso è fuori dal Pd (leggi non sta stare agli ordini)" Sulle non primarie effettuate spiega ancora Donini: "...preferiamo lavare i panni sporchi in famiglia. Perciò già in maggio i dirigenti locali gli hanno manifestato i problemi e lo hanno invitato a prendere atto della situazione. Lui (Borsari ndr) ha chiesto una consultazione più ampia , che peraltro ha confermato la sfiducia della base degli elettori che al cinquanta per cento a Zola votano Pd”. Dunque i panni sporchi si sono lavati tra dirigenti locali, con non meglio definiti militanti ed altrettanto indefinite associazioni, più "quelli che lavorano alle Feste dell'Unità (finalmente si avvera l'utopia leninana della cuoca al comando della locomotiva...)".

Sembra di stare nella Bulgaria del 1957, siamo invece nella provincia di Bologna del 2009.

Non sappiamo come finiranno le elezioni in primavera a Zola Predosa. Conosciamo già però il percorso di autodistruzione del Pd che annichilendo le novità di buona politica allontana sempre più da sé la speranza di un cambiamento possibile e,cosa ben più grave, toglie alla politica il senso e l'interesse delle lavoratrici e dei lavoratori.

Tutto il resto é silenzio e barriere elettorali.