Rosso Birmania

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Mail e sms stanno girando in tutto il mondo con la richiesta: "In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!". Un testo simile in italiano sta rimbalzando da un blog all'altro, da una mailing list all'altra: "Venerdì 28 settembre indossiamo una maglia rossa. Chiunque legga questo messaggio lo trasmetta a quante più persone sensibili a questo gravissimo problema gli sarà possibile. GRAZIE DI CUORE".

Inoltre, è stata indetta per questo pomeriggio alle 18,30 una manifestazione sulla piazza del Campidoglio in difesa della libertà del popolo birmano, in cui sarà esposta la foto di Aung San Suu Kyi.
Interverranno, oltre al sindaco Veltroni, il presidente della Camera dei Deputati Fausto Bertinotti, il ministro Emma Bonino e il Vice presidente della Commissione europea Franco Frattini.

By Mari
Inserito da Curru il 27 settembre, 2007 - 17:18

Una mia amica mi ha mandato la mail che copincollo come commento:

La Birmania è un posto bellissimo, dicono. Io non l'ho visto coi miei occhi, ma l'ho sentito dai racconti di molti turisti incontrati in giro per l'Oriente. Ho scelto di non visitare la Birmania aderendo al boicottaggio turistico che molte agenzie di viaggio hanno attuato nei confonti di questo paese, tanto bello quanto infelice.

La storia politica della Birmania è tumultosa: ex colonia britannica, assapora per poco la democrazia del Secondo Dopoguerra, per poi subire l'imposizione di un governo autoritario che prende il potere tramite un colpo di stato. Dal 1962 il Paese è guidato da una giunta militare: i partiti politici vengono soppressi, i più elementari diritti umani negati, il libero scambio proibito. La Birmania si trova isolata dal resto del mondo.
Essere governati da una giunta militare, senza alcun diritto, significa che se, ad esempio, bisogna costruire una strada dalle vostre parti, i militari entrano nelle vostre case, vi fanno uscire puntandovi il fucile addosso e voi, i vostri familiari e tutti quelli del vostro paese siete obbligati ai lavori forzati finchè la strada non è terminata.

Il popolo birmano si è ribellato e queste ribellioni sono costate migliaia di vittime. In seguito alle rivolte nel 1990 si tennero per la prima volta le elezioni libere. Le elezioni furono vinte dalla "Lega Nazionale per la Democrazia", guidata da Aung San Suu Kyi. I militari ovviamente non hanno voluto cederle il posto al governo del paese e hanno arrestato Aung San Suu Kyi, che nel 1991 è ha vinto il Nobel per la Pace. Da allora Aung San è stata scarcerata e incarcerata più volte: tutt'ora si trova agli arresti domiciliari.

Alcuni giorni fa i monaci buddhisti della birmania hanno sfilato pacificamente per le strade della capitale Rangoon, contro la giunta militare, chiedendo alla popolazione di non unirsi a loro perchè sapevano perfettamente a quale pericolo stavano andando incontro.

Non so se vi è mai capitato di vedere e scambiare qualche parola con un monaco buddhista. E' una bellissima esperienza, loro così colorati, così essenziali, così pacifici...
I militari hanno sparato. Addosso ai monaci e alle migliaia di manifestanti che a loro si sono uniti in questi giorni di manifestazioni in favore della democariza.I morti per ora sono 9.

Le notizie che arrivano raccontano di scenari agghiaccianti, militari che non solo sparano sulla folla, ma che perlustrano tutti gli hotel alla ricerca dei giornalisti: non vogliono che tutto questo si sappia.
Invece si deve sapere.

C'è una proposta, partita da non so dove, che ormai ha fatto il giro del mondo: indossare domani venerdì 28 settembre una maglietta rossa o un fiocco rosso, come richiamo ai sgargianti abiti dei monaci birmani. E' un gesto di sensibilità che non costa davero nulla, ma pieno di significato. Vuol dire: noi sappiamo cosa sta succedendo, noi siamo con voi.

Birmania @ TalkRadio
Inserito da Pirex il 2 ottobre, 2007 - 17:50

Giovedì 4 ottobre a TalkRadio, il magazine, di radiocittafujiko, intervista con Cecilia Brighi Dipartimento Politiche Internazionali della CISL, che a lungo si è occupata di Birmania, racconta gli ultimi sviluppi della crisi: dall'incontro, per ora vano, tra l'inviato dell'ONU, Ibrahim Gambara e il capo della giunta militare birmana generale Than Swe, alle repressioni sui dissidenti monaci buddhisti,il sito PeaceReporter, riporta l'apertura di 4 centri di detenzione e tortura e di circa 6mila oppositori, di cui 2mila monaci e 100 suore finiti in carcere.