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Il giorno dopo la vittoria della Serbia all'Eurovision Song Contest di Helsinki continuano le reazioni e le polemiche. Marija Serifovic, prima di partire per il Winners'tour sul jet privato del Consorzio Eurovisione, ha fatto ritorno a Belgrado, dove è stata accolta da 50 mila persone che hanno cantato in coro Molitva.
I paesi dell'Europa occidentale, tramortiti dal voto delle diverse diaspore, non accettano la sconfitta. In Olanda e in Estonia si moltiplicano le voci di chi vuole un Eurofestival riservato alle sole canzoni dell'Unione Europea, e già si fanno sotto produttori televisivi diversi dall'EBU che si propongono per la nuova organizzazione.
Alle loro voci, si affianca chi vuole il ritorno delle giurie, o quanto meno che ogni paese affianchi una giuria ai televotanti. Altri propongono che sia proibito il voto per i paesi una volta uniti. La canzone di Marjia Serifovic ha preso 60 punti da Slovenia, Montenegro, Croazia, Bosnia e Macedonia. In conferenza stampa, un giornalista chiedeva a Marjia Serifovic quale suggerimento darebbe ai paesi dell'Europa dell'Ovest per fare meglio all'Eurofestival. Un corrispindente britannico accanto a me arguiva, suggerendole la risposta: Dividetevi in diversi stati indipendenti e poi votate per voi stessi.
Eppure la Serbia non è una totale novità per l'Eurofestival. Prima come Iugoslavia poi cone Serbia e Montenegro, i rappresentanti di Belgrado calcano le scene dell'Eurovision Song Contest da oltre quarant'anni. L'unica vittoria della Iugoslavia venne però riportata nel 1989 da un'artista Croata.
Occorre che la polvere si depositi. Alcuni commentatori suggeriscono ai paesi dell'Ovest di ritirarsi finchè non siano state introdotte regole più equilibrate. Ci sono delle cose da mettere a posto, è vero, ma nessuna squadra Russa o Serba si ritira dalle coppe europee di calcio anche se le finali sono riservate a squadre Spagnole, Italiane, Tedesche, Inglesi.
Abbiamo voluto una grande Europa, e adesso ci lamentiamo perchè alla festa siamo in tanti e si sta più stretti? Il festival che taluni suggeriscono, limitato all'Unione Europea escluderebbe Turchia e Israele i paesi dell'Ex Urss, esclusi i baltici, quelli della Ex Iugoslavia, esclusa la Slovenia, Norvegia, Andorra e Svizzera. Antistorico.
Quanto alla partecipazione dell'Italia, si sa che nel nostro paese politica e televisione sono due cose strettamente interconnesse. L'acquisto di Endemol, il fornitore di alcuni format televisivi Rai di maggiore successo da parte di Mediaset può cambiare qualcosa? La Rai si rivolgerà più spesso al consorzio Eurovisione, unione delle televisioni pubbliche europee che organizza tra l'altro l'Eurofestival, darà maggior spazio alle produzioni interne o continuerà a appoggiarsi all'azienda già olandese, ora di proprietà del biscione?
E' difficile fare pronostici. Certo è che l'Eurofestival pare il problema numero 300 per tutti coloro che si interessano di Tv. I media italiani anche quest'anno hanno ignorato la manifestazione, e neanche la presenza di un brano in Italiano come Questa notte li ha smossi (in compenso, fari puntati sull'onnipresente Paris Hilton, o sul popolo di vacanzieri della Costa Smeralda).
L'Europa può aspettare, e intanto guarda altrove, l'Italia pensa di essere il centro del mondo, immersa com'è nel suo brodo di luoghi comuni.