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Mercoledì 11 aprile 2007, alla Libreria Feltrinelli, in Piazza di Porta Ravegnana 1, presentazione del libro PORNOROMANTICA di Carolina Cutolo (Ed. Fazi) - A prima vista potrebbe sembrare la classica operazione commerciale: una casa editrice che cavalca la moda scopereccia del momento e pubblica le confessioni erotiche di una ragazza dalla smutandata facile e dalle descrizioni assai poco liriche.
Se però si riesce a superare il pregiudizio un po' snob post-sessantottino o ancor peggio il moralismo clerico-bigotto e si ha l'umiltà di leggere il libro, si scoprirà come "Pornoromantica" di Carolina Cutolo sia a suo modo rivoluzionario. Rivoluzionario nell'accezione di Georges Sadoul: la rivoluzione della verità del neorealismo italiano. Sì, perchè spesso noi ce la raccontiamo, incastriamo la mente in una serie di scatole cinesi per non vedere le cose come stanno.
Il libro di Carolina è realista anzitutto nel linguaggio. Il sesso orale non si chiama fellatio, si chiama pompino. L'amplesso non è il coito, ma la scopata. Nessuna immagine edulcorata, ma il linguaggio della strada, che oggi è lo stesso dei salotti (o forse lo è sempre stato). Allo stesso tempo un linguaggio goliardico e divertente, talvolta autoironico.
L'autrice è una sociologa, ma di per sè non significa nulla. Sono le sue esperienze empiriche ad averla portata ad un'analisi piuttosto efficace della condizione umana per quanto riguarda la sfera sessuale ed emotiva. L'individuo è prigioniero di due parti della stessa gogna. Da un lato la morale cattolica che impregna tutta la società e raggiunge l'uomo fin nella sua sfera più intima, fino a condizionarne il Super-Io. Sensi di colpa e inibizioni ne sono la conseguenza più nota. Dall'altro l'unica apparente via d'uscita, la volontà di trasgredire, che però viene intesa come rinuncia all'emozione delle cose semplici e viene intercettata dal mercato, condizionandone ogni naturalezza.
Carolina teorizza e sostiene una Terza Via. Non è necessario finire nel porno, per come lo intendiamo, per emanciparsi da chi colpevolizza il piacere fisico. E' possibile scampare al mercato dell'erotismo anche solo costruendosi un vibratore con uno spazzolino elettrico invece che lasciare 40 euro al sexy shop.
E' possibile godere nel far godere, evitando di dimenticarsi che quel buco in cui ci si infila ha una donna intorno. E che la mente di quella donna può a sua volta escogitare per noi nuove frontiere del piacere.
Il pornoromanticismo, in sostanza, non accetta nè la catena di montaggio dell'hardcore, che macina una sborrata dopo l'altra, nè cadere nell'ipocrisia del sesso-dopo-il-matrimonio.
Pornoromantico è chi gode del proprio corpo nel miglior modo possibile, ma senza usarlo per esercitare potere. Fondamentale, infatti, è il concetto di resa, dove i due amanti si sfidano a resistere e a cedere, ma senza essere animati da volontà di dominio o sottomissione.
Quello che si può dedurre da "Pornoromantica" è che abbiamo un gran bisogno di uscire dai nostri schemi mentali e per farlo non è necessario chissà quale sforzo ascetico, ma semplice e lapalissiana naturalezza.
In questa chiave anche le scopate di una sera varranno la (smorza)candela, giacché non c'è la falsa illusione del sentimento, ma la consapevole concentrazione sull'emozione.
Carolina non dice niente di nuovo, ma quello che sostiene è stato talmente perso di vista, che leggerlo in un libro (probabilmente comprato per soddisfare mere curiosità voyeuristiche) fa fermare a riflettere.
Alessandro Canella