Il caporalato esiste ancora

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La crisi del settore delle costruzioni sta aggravando le situazione di illecito già presenti nel settore sopratutto a causa di un nuovo tipo di caporale e di caporalato, attento ad eludere più che a infrangere apertamente le leggi. Il caporale è oggi un imprenditore abile e informato, spesso il caporalato si nasconde dietro a rapporti di lavoro part-time o finti-artigiani con partita iva, che altro non sono che metodi per evadere il fisco e pagare meno i manovali.
Valentino Minarelli della segreteria regionale di Fillea CGIL ci spiega come il fenomeno sia in espansione in Emilia Romagna anche a causa dei al massimo ribasso che permettono un numero eccessivo di subapaltatori. Nel mese di maggio a Bologna nelle visite fatte dagli organi di vigilanza ai cantieri risultava che uno su due era irregolare. Il lavoro irregolare dovuto al fenomeno del caporalato espone i lavoratori ad alti rischi per la salute e a lavorare in condizioni estreme. Altra forma di truffa riconducibile al caporalato sono i dipendenti associati in partecipazione che è una forma di autoriduzione imposta del proprio stipendio.
Le iniziative di Fillea Cgil si rivolgono alle istituzioni chiedendo che il reato di caporalato sia riconosciuto come reato penale (ora è un reato amministrativo). La Fillea Cgil chiede bandi di gara che escludano le imprese che non sono in regola con i pagamenti dei contributi e che già in passato si erano macchiate di varie irregolarità e un maggiore controllo sui cantieri.